Inizia il cammino del nuovo consiglio pastorale

Vorrei innanzitutto ringraziare ciascuno di voi per avere accettato, nelle diverse forme, di servire la nostra comunità cristiana, piccola porzione di Chiesa, che il Concilio Vaticano II ha voluto definire come “popolo di Dio”. Durante il Concilio Vaticano II (1965), per alcuni di voi forse un momento di Chiesa mai sentito nominare, per altri un momento centrale di conversione della sua presenza nel mondo, in un documento che parla proprio di come è fatta la Chiesa (Lumen Gentium), troviamo un testo che ci aiuta in questo cammino che cominciamo insieme.

I laici, come tutti i fedeli, hanno il diritto di ricevere abbondantemente dai sacri pastori i beni spirituali della Chiesa, soprattutto gli aiuti della parola di Dio e dei sacramenti; ad essi quindi manifestino le loro necessità e i loro desideri con quella libertà e fiducia che si addice ai figli di Dio e ai fratelli in Cristo. Secondo la scienza, competenza e prestigio di cui godono, hanno la facoltà, anzi talora anche il dovere, di far conoscere il loro parere su cose concernenti il bene della Chiesa. Se occorre, lo facciano attraverso gli organi stabiliti a questo scopo dalla Chiesa, e sempre con verità, fortezza e prudenza, con rispetto e carità verso coloro che, per ragione del loro sacro ufficio, rappresentano Cristo.
I pastori, da parte loro, riconoscano e promuovano la dignità e la responsabilità dei laici nella Chiesa; si servano volentieri del loro prudente consiglio, con fiducia affidino loro degli uffici in servizio della Chiesa e lascino loro libertà e margine di azione, anzi li incoraggino perché intraprendano delle opere anche di propria iniziativa. Considerino attentamente e con paterno affetto in Cristo le iniziative, le richieste e i desideri proposti dai laici e, infine, rispettino e riconoscano quella giusta libertà, che a tutti compete nella città terrestre.

In questi anni mi piacerebbe riprendere in mano l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, in questi cinque anni siamo chiamati a diventare una comunità cristiana che sa “uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo”.

Il nostro vivere la fede deve essere caratterizzato dalla gioia missionaria di chi attraversa le strade del mondo, lasciandosi sorprendere e guidare dalla Parola di Dio, dove essa vuole, anche quando sfugge le nostre previsioni e rompe i nostri schemi.
Tutto questo riguarda la vita di tutti i membri della nostra comunità, ma a noi spetta il compito e la responsabilità di aiutare tutti a percorrere queste strade. I tempi e i luoghi del nostro servizio sono il quotidiano, la celebrazione eucaristica domenicale e le strade che percorriamo ogni giorno; la Parola di Dio e l’incontro con i fratelli; l’interesse alla vita di tutti e al cammino di ciascuno. Molte cose le scopriremo cammin facendo e sarà un bel camminare insieme.

Ricordo due eventi centrali nel cammino di questi anni. Il primo ormai passato ossia il sinodo della nostra UP che ha portato anche alla redazione di un documento finale di indirizzo per le scelte future (trovate tutto il cammino fatto sul sito https://www.upsanfrancesco.org/sinodo-di-up/). Il secondo che riguarda il presente ossia il sinodo avviato da papa Francesco che a tema ha proprio la “sinodalità” che può essere indicativamente descritta con le parole riportare sopra del Concilio Vaticano II.

Veniamo al nostro prossimo primo incontro. Mi piacerebbe impostare l’inizio del nostro cammino con una condivisione molto libera, chiedo a ciascuno di voi, partendo dalla propria esperienza, di raccontare come vede non tanto la Chiesa in generale ma il vivere la nostra UP: il bello e brutto, il facile e il difficile, le luci e le ombre, cosa mi piace oppure no. È facile scriverlo ma non viverlo come condivisione libera senza giudizio reciproco, chiedo a ciascuno la fatica di prepararsi a questo momento prima del nostro incontro. Da quanto emergerà potrebbero nascere interessanti piste di conversione.

Passo successivo, collegato a quello prima, è il dare il nostro contributo al cammino del sinodo 2021- 2023. L’oggetto di questo sinodo indetto da papa Francesco non sono temi specifici, ma proprio la sinodalità in sé come modalità di essere Chiesa, di vivere i nostri rapporti.
Questo si innesta con l’inizio del nostro cammino di consiglio pastorale perché ci ispira a sognare la Chiesa che siamo chiamati a essere, a far fiorire le speranze, a stimolare la fiducia, a fasciare le ferite, a tessere relazioni nuove e più profonde, a imparare gli uni dagli altri, a costruire ponti, a illuminare le menti, a riscaldare i cuori e a rinvigorire le nostre mani per la nostra missione comune.

Gli interrogativi che ci vengono proposti come guida sono:

  • Come una Chiesa sinodale, annunciando il Vangelo, “cammina insieme”?
  • Come questo “camminare insieme” si realizza oggi nella nostra Chiesa particolare?
  • Quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere nel nostro “camminare insieme”?Per rispondere occorre:
  • chiedersi quali esperienze della nostra comunità ci vengono in mente ponendoci queste domande;
  • rileggere più in profondità queste esperienze: quali gioie hanno provocato? Quali difficoltà e ostacoli hanno incontrato? Quali ferite hanno fatto emergere? Quali intuizioni hanno suscitato?
  • cogliere i frutti da condividere: dove in queste esperienze risuona la voce dello Spirito? Che cosa ci sta chiedendo? Quali sono i punti da confermare, le prospettive di cambiamento, i passi da compiere? Dove registriamo un consenso? Quali cammini si aprono per la nostra comunità?Non abbiamo fretta, ci prenderemo il tempo che occorre, anche più incontri se sarà necessario. Intanto cominciamo con il primo consiglio che sarà MARTEDI 18 GENNAIO alle 21, nel salone al primo piano a Castelnovo.